Testimonianze

 Una ragazza timidissima, impacciata. Ma bella e dolcissima. Era arrivata accompagnata sino alla soglia della porta dall’educatrice. La aspettavamo io e la tutor, avevamo preparato per lei un lavoretto semplicissimo (doveva assemblare alcune etichette). Aveva iniziato questo primo lavoro sotto i nostri sguardi incoraggianti. Non mi dimenticherò mai: le tremavano le mani come una foglia! Era agitatissima. Finita la mattinata ci salutiamo. Poco più tardi la tutor mi chiama e mi dice: «Appena uscita alla Magil, la ragazza è scoppiata a piangere e mi ha detto che nella sua vita non si era mai sentita così utile!». Ho capito immediatamente che nessun minuto con lei sarebbe andato sprecato! Ma l’inaspettato è che il suo modo di vivere il lavoro alla Magil abbia favorito il cambiamento in meglio del mio modo di vivere il lavoro. Era più importante il suo contare bene i bottoni o era più importante il mio chiudere un contratto con i distributori giapponesi? Lei gustava ogni mansione assegnatole, io subivo ogni incombenza. Da lei ho reimparato la passione a quello che si fa. Quindi, non facendo le cose tanto per farle.

M.Chiara Maggi, titolare Magil srl


 

Il nostro è un ambiente molto dinamico, in cui il confronto dialettico e il viavai da un ufficio all’altro sono continui. Perciò, l’inserimento di un ragazzo con la sindrome di Asperger, che comporta parecchie difficoltà nell’interazione sociale, all’inizio era stato accolto con molto timore. Avevamo il dubbio di non essere capaci di rapportarci con una persona bisognosa di attenzioni ambientali molto precise.
Il colloquio con la neuropsichiatra – che ci ha spiegato dettagliatamente quali fossero i criteri da adottare nel rapporto – e la presenza costante della tutor ci hanno convinti di poter aderire; ci siamo sentiti accompagnati in un’esperienza che da soli, anche generosamente, non saremmo stati in grado di compiere.
Abbiamo predisposto un lavoro informatico di redazione di un data base, che ha da subito impegnato il nostro nuovo collega, precisissimo e scrupoloso. Col passare dei giorni, stupiva che alzasse sempre più di frequente lo sguardo dal monitor e pian piano interagisse con le compagne di ufficio. Lo abbiamo invitato dopo circa un mese a festeggiare un compleanno durante la pausa caffè. Non solo non lo ha infastidito la situazione caotica e rumorosa, ma è stata anzi l’occasione per instaurare con tutti un rapporto e raccontare qualcosa di sé: fatto imprevedibile, che ha stupito anche i genitori. Dopo i primi tre mesi, abbiamo accettato volentieri di rinnovare la borsa lavoro.

Adriana Ferrari, titolare Totem srl


 

I risultati sono stati sorprendenti. Ad esempio, un ragazzo che non riesce da mesi ad uscire di casa che riusciamo miracolosamente a coinvolgere e che – dopo qualche tempo, vista anche la sua dimestichezza col pc – diventa punto di riferimento dell’ufficio, perché risolve tutti i problemi tecnici. In un altro caso una ragazza con gravissimi problemi di socialità, Che, a seguito dell’intervento di @Labora, è ormai con noi da tre anni, ed ha iniziato a sviluppare relazioni con i colleghi, tanto che quando l’ho mandata in ferie mi ha tenuto il muso. Poi il cambiamento tra i colleghi, alcune inimicizie che stando di fronte al dramma di un ragazzo si mettono da parte per aiutare lui, in questo modo ripartendo.
Piuttosto che al clima generale: potete immaginare i discorsi di venti ragazzi in un unico open space con in mezzo la ragazza con problemi di socialità. Al mattino, quando c’è lei, c’è più silenzio ed attenzione per il lavoro degli altri. Questi sono evidentemente esempi per raccontarvi quello che si è messo in moto.

Wyscout


“Non riesco a comprendere perchè la società attribuisce alle etichette ”handicap” o ”diversamente abile” un valore negativo, come a voler indicare e sottolineare quella distanza che forse inconsapevolmente poniamo tra noi e tutto ciò che reputiamo ”diverso”.
Personalmente ho avuto l’ opportunità e la fortuna di conoscere un ragazzo così etichettato.
Certo i segni della sua disabilità sono abbastanza evidenti, ma in realtà quello che mi ha colpito di lui è ben altro: la sua grinta, la sua forza interiore, la sua semplicità ed il suo cuore, ma sì anche i suoi difetti, gli alti e bassi giornalieri e magari alle volte il suo carattere difficile.
Oggi abbiamo instaurato una relazione fondata sulla comprensione, sulla fiducia ed anche un po di speranza, insomma un qualcosa che va oltre parole e comportamenti e che permane nel tempo.
Non trovo sensato ne corretto lasciarsi influenzare da un diversità fisica, se così la si vuole chiamare, perché non ha niente a che vedere con la personalità…”

 Elisa


 

Quando ho finito i miei studi delle Scuole Superiori di Economia Aziendale, per un certo periodo sono stato disoccupato.Poi ho conosciuto Anna, che è riuscita ad inserirmi in questa Associazione @Labora, dopo specifiche visite mediche, sia fisiche che mentali, sono riusciti a valutare il mio stato di disabilità.Con il risultato ottimale delle visite mediche sono riuscito ad entrare nel mondo del lavoro.Adesso lavoro in un’azienda chiamata WYSCOUT, dove mi sono inserito molto bene, ho stabilito un ottimo rapporto con i miei colleghi e riesco a lavorare molto bene in gruppo.Mi piace molto il mio lavoro e sarò sempre grato a tutte le persone che mi hanno aiutato e che senza di loro forse non sarei riuscito a trovare un’occupazione.

Jhon Palacios Suarez


«Ho iniziato a lavorare con una borsa lavoro il 24 settembre 2013 presso la ditta Totem di Chiavari. La ditta Totem fornisce servizi per l’organizzazione di vari eventi nazionali ed internazionali. Il mio compito è quello di archivista informatico e svolgo il mio lavoro 4 ore la settimana. Come archivista devo occuparmi dell’ ordinamento e della schedatura dei documenti che li acquisisco in formato cartaceo o digitale e li inserisco nel database. Ho trovato un bellissimo ambiente lavorativo. Sono stato accolto in un clima di serena collaborazione e, durante le pause, posso scambiare opinioni e informazioni con i colleghi. Sono molto contento di questa esperienza perché mi consente di essere occupato e trovo gratificante poter impiegare le mie capacità».

         Simone